Una visione allargata del concetto di terapia

3 maggio 2018

in Le cose giuste, Non solo denti

È molto tempo ormai che quotidianamente ci si scontra, in odontoiatria come in medicina generale, con questo dilemma: Vendere, Curare o Prendersi Cura?

Ho partecipato dal 15 al 17 Marzo 2018 al XX Congresso Nazionale della Società Italiana di Parodontologia, ove annualmente si ritrovano tutti i dentisti specializzati in parodontologia. L’inaugurazione del Congresso è stata tenuta dal Prof. Sandro Spinsanti con una relazione intitolata: Cure personalizzate per una terapia etica (già riportata integralmente nel nostro blog: vai all’articolo).

È stato un intervento estremamente interessante che qui ho il piacere di riportare in sintesi per il lettore “non medico” in modo da farlo riflettere sulle scelte terapeutiche che ogni giorno si trova a dover affrontare.

I tre aspetti in gioco

Vediamo con ordine i tre aspetti del dilemma:

Vendere: ci sono medici ed organizzazioni sanitarie che trovandosi di fronte a pazienti con richieste terapeutiche ben precise, li accontentano ignorando le linee guida scientifiche di gestione delle patologie e delle loro terapie. Il loro obiettivo è accontentare il paziente, anche quando questo va contro il suo benessere, vendendo un dente, un impianto, una protesi senza preoccuparsi della correttezza delle loro azioni.

Al centro del loro operato c’è il business e una modalità miope e dannosa di esercitare la professione medico-sanitaria.

Curare: ci sono medici ed organizzazioni sanitarie che trovandosi di fronte a pazienti con richieste terapeutiche ben precise, studiano con attenzione il caso e propongono al paziente ciò che viene raccomandato dalle linee guida scientifiche di gestione delle patologie e delle loro terapie; il loro obiettivo è la cura delle patologie presenti nel modo migliore possibile.

Al centro della loro attenzione è la patologia e la corretta cura di essa.

Prendersi Cura: ci sono medici ed organizzazioni sanitarie che trovandosi di fronte a pazienti con richieste terapeutiche ben precise, studiano con attenzione il caso, ma nel contempo accolgono e ascoltano il paziente inteso come persona, con i suoi pensieri, le sue emozioni, i suoi sentimenti, le sue esperienze, le sue storie. Pur tenendo presenti le raccomandazioni delle linee guida scientifiche di gestione delle patologie e delle loro terapie, informano il paziente sulle possibili opzioni terapeutiche con i loro vantaggi e svantaggi e insieme al paziente decidono quale può essere la via migliore per risolvere il problema per il quale si era presentato.

Quello che in questo caso prevale è una visione allargata del concetto di salute e benessere. Un percorso che vede medico e paziente lavorare insieme per perseguire un obiettivo comune. Confronto, condivisione, accoglienza, chiarezza, supporto, questi sono i termini che integrano e guidano la correttezza e la qualità scientifica delle cure.

Dal curare al prendersi cura: la mia esperienza

Non ho alcun timore ad ammettere che né io come medico né la mia organizzazione non siamo mai stati guidati dall’atteggiamento “Vendere”.

Appena laureato e ottenuta l’abilitazione all’esercizio della professione, all’atto dell’iscrizione all’ordine dei medici di Venezia, lessi personalmente davanti alla platea il Giuramento di Ippocrate, che in un suo passaggio fondamentale recita “Primum non nocere”, cioè per prima cosa non fare danni.

Le prestigiose scuole che ho frequentato e i meravigliosi “Maestri” che mi hanno insegnato l’odontoiatria con la O maiuscola, mi hanno formato al Curare, cioè a ridare la salute ai miei pazienti rispettando rigorosamente le linee guida stabilite dalla letteratura scientifica internazionale.

Tutto ciò mi ha dato molta soddisfazione e ha soddisfatto tantissimi pazienti, eppure una parte di questi non dimostrava di apprezzare completamente il mio approccio ed io, inizialmente, non capivo il perché della cosa, dato che gli era stata proposta la miglior cura ratificata dalle linee guida scientifiche.

Cominciai così un percorso personale di sperimentazione e confronto con i miei pazienti per capire quale potesse essere il miglior modo di curare non solo le patologie, ma anche il paziente inteso come persona, trasformando me stesso ed i miei collaboratori da buoni professionisti sanitari a professionisti sanitari buoni.

Faggian Clinic e i suoi pazienti

Recentemente, leggendo la letteratura scientifica pubblicata sulle riviste di settore, mi sono imbattuto in questa frase del dott. Richard Smith scritta sulle pagine del British Medical Journal: “Un consiglio utile per studenti di medicina svegli. Se vi domandano: ‘Qual è il trattamento per X?, non rispondete: Y!’. Rispondete piuttosto: “Ciò che sceglie il paziente insieme a me, dopo essere stato accuratamente informato sui vantaggi e gli svantaggi di tutte le opzioni.”

Ebbene posso dire con orgoglio che ormai da molti anni io ed i miei collaboratori di Faggian Clinic abbiamo imparato ad intrecciare l’efficacia dei trattamenti con la qualità relazionale, integrando quindi l’atteggiamento del Curare con quello del Prendersi Cura che non devono mai contrapporsi ma piuttosto fondersi.

Amo spesso ripetere ai miei pazienti che non siamo noi medici a ridare la salute, ma bensì il team medico-paziente, una squadra che ha un obiettivo comune: il raggiungimento della salute, ottenuta attraverso il confronto fattivo e umano per migliorare continuamente.

Insomma, in un contesto sempre più legato a una visione strumentale delle cure, è necessario e auspicabile operare con una nuova ottica. Un approccio “umano” che tenga conto delle necessità e dei bisogni del paziente in senso ampio e che sappia integrare deontologia, professionalità ed etica.

Autore

Allievo dei maggiori esponenti mondiali della Chirurgia Parodontale Classica, della Chirurgia Plastica Mucogengivale, della Chirurgia Implantare Avanzata, della Protesi Parodontale e della Protesi Estetica continua a frequentare numerosi corsi in Italia ed all’estero. Socio SIDP (Società Italiana di Parodontologia), socio EFP (European Federation of Periodontology), socio AIOP (Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica). Ha partecipato in qualità di relatore a congressi Nazionali di Protesi e Parodontologia.