Il ricorso all’implantologia a qualsiasi costo è giusto?

5 Maggio 2021

in Dalla Clinica

Spesso, ci sentiamo rivolgere queste domande:

– «Dottore, ho perso un dente. Posso fare un impianto?»
– «Vorrei avere un’arcata fissa su impianti»
– «Un mio conoscente ha fatto l’All on 4; applicate questa tecnica anche a me?»

Da molti anni, l’utilizzo degli impianti dentali è largamente diffuso; non stupisce che sia lo stesso paziente a conoscerne e proporne l’utilizzo, prima ancora del dentista; ma il ricorso all’implantologia a qualsiasi costo, è giusto?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare qualche passo indietro.

Cos’è un impianto dentale?

L’impianto dentale è costituito da una vite in titanio posizionata nell’osso; essa funge da radice artificiale di una protesi dentaria. L’impianto può essere utilizzato da solo, per sostituire un singolo dente oppure in combinazione con altri impianti, per ricostituire un gruppo di denti o persino un’arcata intera.

Gli interventi più semplici vengono condotti in anestesia locale. La sedazione cosciente si applica nei casi più complessi o in pazienti con necessità particolari. Quest’ultima è una tecnica anestesiologica che permette il massimo del comfort e del rilassamento e, a differenza dell’anestesia generale, non richiede che il paziente sia intubato.

In seguito al posizionamento dell’impianto, l’osso guarisce diventando un tutt’uno con esso: ciò ne permette l’utilizzo. Tale processo, chiamato osteointegrazione, avviene, però, solo se sono rispettate le corrette condizioni, altrimenti la terapia sarà destinata all’insuccesso.

 

Rigetto degli impianti: un mito da sfatare

Tra le affermazioni frequenti dei nuovi pazienti in visita, ce ne è una che testimonia come, talvolta, la terapia implantare non dia i risultati sperati: «Gli impianti hanno fatto rigetto e dopo un po’ di tempo è venuto giù tutto».

Il titanio è un materiale assolutamente biocompatibile e non può “fare rigetto”. Può, invece, accadere che non avvenga l’osteointegrazione a causa, ad esempio, di un’infezione, di una tecnica chirurgica impropria o di un carico masticatorio sproporzionato, spesso per un’inadeguata progettazione o esecuzione della terapia implantare.

Sebbene la guarigione sia completa e l’impianto risulti effettivamente integrato all’osso, può accadere che, a distanza di tempo, esso venga colonizzato da batteri patogeni. Un aspetto poco noto è proprio il difficilissimo rapporto tra gli impianti e le infezioni: le superfici implantari – progettate per facilitare l’apposizione di nuovo osso – costituiscono anche il rifugio ideale di alcuni tipi di batteri che popolano la bocca e sono gli stessi capaci di causare la parodontite; essi conquistano facilmente anche gli impianti dando luogo alla patologia conosciuta come perimplantite.

Come proteggere gli impianti dalle infezioni?

I denti sono “naturalmente” più protetti dalle infezioni rispetto a quanto non lo siano gli impianti perché la gengiva che sigilla il contorno dei denti è strutturata in modo decisamente più efficace rispetto a quella attorno agli impianti. Questo porta a due importanti conclusioni:

  •  è estremamente pericoloso inserire degli impianti nella bocca di un paziente in cui la parodontite non sia stata precedentemente riconosciuta, trattata e messa sotto controllo.
  • gli impianti necessitano di un controllo igienico domiciliare preciso e costante in quanto “più delicati”, ad esempio, di un ponte dentale.

 

Impianti con altissimi livelli funzionali ed estetici

Ecco, quindi, la risposta alla domanda posta inizialmente: gli impianti costituiscono una risorsa molto preziosa per il dentista ed il paziente, in grado di risolvere brillantemente numerose situazioni in cui i denti siano stati persi o debbano essere estratti. Il loro utilizzo permette di adottare soluzioni protesiche con altissimi livelli di funzionalità ed estetica. Ciascun caso, tuttavia, va correttamente selezionato, preparato e soprattutto seguito nel tempo, se si vuole che la terapia abbia successo a lungo termine.

Buon sorriso a tutti!

 

Autore

Laureato con lode in Odontoiatria e protesi dentaria presso l’Università degli studi di Verona nel 2008. Perfezionato in endodonzia sotto la guida del dott. Fabio Gorni, conservativa sotto la guida del dott. Roberto Spreafico ed in Protesi Totale presso il Prof. Glauco Marino.
Ha frequentato il corso biennale di parodontologia presso il dott. Roberto Pontoriero a Milano.
Si occupa prevalentemente di conservativa, protesi, parodontologia, chirurgia parodontale ed implantare.