Impianti dentali con parodontite grave: il percorso sicuro

Tommaso Cappellin

Tommaso Cappellin

Se hai ricevuto una diagnosi di parodontite grave e stai pensando agli impianti dentali, probabilmente ti sei chiesto: “Posso davvero mettere gli impianti se ho la piorrea?”. È una domanda che molti pazienti si pongono, perché la parodontite colpisce proprio i tessuti di supporto dei denti (osso e gengiva), e questo può far nascere dubbi sulla possibilità di inserire impianti.

La questione non ha una risposta semplice “sì” o “no”, ma dipende da diversi fattori che vanno valutati caso per caso. In questo articolo vedremo se e quando è possibile inserire impianti dentali in presenza di parodontite grave, quali sono i rischi da considerare, quale percorso clinico seguire per ridurre le complicanze e come mantenere i risultati nel tempo.

L’obiettivo è aiutarti a fare chiarezza e a capire se gli impianti rappresentano una soluzione percorribile anche per te.

Parodontite grave e impianti: si possono mettere davvero?

Arriviamo al cuore della questione: è possibile inserire impianti dentali anche se hai una diagnosi di parodontite grave?

La risposta è sì, nella maggior parte dei casi, ma con delle precisazioni imprescindibili. Si può eseguire l’implantologia a patto che la malattia parodontale sia stata curata e sia sotto controllo. La presenza o meno della malattia parodontale viene valutata durante la prima visita dal parodontologo ma non è l’unico fattore su cui si basa la decisione. La scelta di inserire o meno degli impianti dentali deriva anche da una valutazione diagnostica, prognostica e da una terapia personalizzate che tengono conto dello stato clinico attuale orale e generale, della motivazione del paziente, della sua collaborazione e della sua capacità di mantenere nel tempo i risultati ottenuti.

Quando gli impianti non sono consigliati

Gli impianti devono essere rimandati quando:

– La parodontite è ancora attiva (infezioni in corso, tasche profonde con sanguinamento)

Si tratta di una controindicazione assoluta all’implantologia.

Ci sono poi delle controindicazioni relative che richiedono di essere risolte o stabilizzate prima di procedere. In molti casi, con il giusto approccio terapeutico, questi ostacoli possono essere superati.

– Scarsa igiene orale domiciliare

– Il paziente non può o non è interessato a seguire un programma di mantenimento regolare

– Il fumo è intenso e non gestito

– Assunzione di farmaci che riducono il metabolismo osseo (come i bisfofonati)

– Diabete scompensato

Perché prima di essere sottoposti all’implantologia serve stabilizzare la parodontite?

Il motivo principale è semplice ma fondamentale: le tasche parodontali presenti attorno ai denti naturali fungono da “serbatoio” di batteri patogeni. Se queste lesioni e questi batteri non vengono eliminati o controllati, possono facilmente colonizzare gli impianti appena inseriti, causando la perimplantite (l’equivalente della malattia parodontale attorno agli impianti). Questa patologia provoca infezioni ed infiammazione croniche dei tessuti molli e perdita ossea progressiva attorno agli impianti portando alla loro perdita.

I pazienti con una storia di parodontite hanno un rischio statisticamente più alto di sviluppare infezioni perimplantari rispetto a chi non ha mai avuto problemi parodontali. Per questo motivo, l’approccio corretto è sempre quello di curare prima la parodontite, stabilizzare la situazione e solo successivamente procedere con l’implantologia.

Il concetto di “stabilizzazione”

Il concetto chiave è la stabilizzazione della parodontite. Cosa significa in pratica? Vuol dire aver raggiunto questi obiettivi:

– Ottenuto un buon controllo della placca batterica da parte del paziente (indice di placca PI <20%)

– Ridotto significativamente il sanguinamento gengivale (indice di sanguinamento BoP <10%)

– Gestito le tasche parodontali attraverso terapie specifiche fino ad avere nessuna tasca (profondità di tasca inferiore o uguale a 3mm o al massimo 4mm ma non sanguinante)

– Eliminato eventuali infezioni acute

In altre parole, occorre che i tessuti siano in una condizione biologica favorevole, senza infiammazione attiva. L’obiettivo clinico è creare un ambiente sano che favorisca l’osteointegrazione dell’impianto (la sua integrazione con l’osso circostante) e che riduca al minimo il rischio di complicanze. Solo in questo modo si può aspirare a degli impianti che svolgano la loro funzione per lungo tempo e soprattutto in una condizione di salute priva di infiammazione. Devi considerare che i prodotti tossici dell’infiammazione parodontale o perimplantare e i batteri che le provocano non sono confinati localmente alle gengive. Bensì, essi riescono ad entrare nel circolo sanguigno e attraverso il sangue possono colonizzare altri organi. I principali sono cuore e cervello, nonché dispositivi medici come le protesi (anca, ginocchio, cardiache).

Non è una condanna a vita

Questo non significa che chi ha avuto parodontite grave sarà per sempre escluso dall’implantologia: significa che il percorso richiede una fase preparatoria (eziologica) accurata, che può durare alcuni mesi, ma che rappresenta la vera garanzia di successo a lungo termine.

La differenza tra inserire gli impianti con parodontite attiva e inserirli dopo averla stabilizzata è la differenza tra sperare che vada bene e avere solide probabilità di successo.

Diagnosi prima degli impianti: quali esami servono nei pazienti con parodontite grave

Prima di pianificare un intervento implantare in un paziente con storia di parodontite grave, è indispensabile effettuare una diagnosi completa e approfondita. Non si tratta solo di verificare se c’è “abbastanza osso”, ma di valutare l’intero quadro clinico per ridurre i rischi e personalizzare il piano terapeutico.

La visita parodontale

Il primo passo è la visita parodontale con sondaggio delle tasche. Durante questa visita, il parodontologo:

– Misura la profondità delle tasche attorno a ciascun dente

– Rileva la presenza di sanguinamento al sondaggio

– Valuta eventuali recessioni gengivali e la quantità di gengiva cheratinizzata

– Verifica la mobilità dentale

– Valuta se ci sono delle patologie o delle terapie sistemiche che possano controindicare o inficiare l’inserimento e la sopravvivenza degli impianti dentali

Questi dati permettono di capire lo stadio della parodontite e il livello di controllo dell’infezione. È come fare una “mappa” della situazione parodontale, che servirà sia per pianificare la terapia che per monitorare i progressi nel tempo.

Igiene e motivazione del paziente

Altrettanto importante è la valutazione dell’igiene domiciliare e della motivazione del paziente. Viene registrato l’indice di placca (la quantità di placca batterica presente sui denti) e si discute delle abitudini di igiene orale.

Questo aspetto non va sottovalutato: un paziente motivato e collaborante è un fattore prognostico positivo fondamentale. Senza una buona igiene domiciliare, anche l’impianto meglio posizionato rischia di fallire nel tempo. Non è esagerato dire che l’igiene del paziente vale quanto la competenza tecnica del chirurgo.

Gli esami radiografici

Dal punto di vista radiografico, sono necessarie:

Radiografie endorali o panoramica per avere una visione generale dello stato dei denti e dell’osso residuo

CBCT (Cone Beam Compueted Tomography) per valutare con precisione il volume e la qualità dell’osso disponibile, la presenza di difetti ossei e la relazione con strutture anatomiche importanti (come il nervo alveolare inferiore o il seno mascellare)

La CBCT è particolarmente utile perché permette di vedere l’osso in tre dimensioni e di pianificare con precisione il posizionamento degli impianti, minimizzando i margini di errore. Inoltre, quando il caso è più complesso, la si può accoppiare al computer con le scansioni in 3D della bocca del paziente per creare delle guide molto precise in modo inserire gli impianti nella posizione pianificata.

Valutazione completa dei fattori di rischio

Non va trascurata la valutazione dei tessuti molli: la quantità e la qualità della gengiva cheratinizzata attorno agli impianti influenzano la salute a lungo termine. Dove la gengiva è insufficiente, può essere necessario programmare un innesto gengivale.

È fondamentale anche analizzare i fattori sistemici e le abitudini del paziente:

Il fumo riduce la vascolarizzazione e rallenta la guarigione

Il diabete non controllato aumenta il rischio infettivo

Alcuni farmaci (come i bifosfonati) possono influenzare il metabolismo osseo

Lo stress e la storia di recidive parodontali vanno presi in considerazione

Infine, bisogna valutare la prognosi dei denti residui: in alcuni casi è possibile e consigliabile conservare i denti naturali, in altri è preferibile estrarre elementi non recuperabili per evitare che diventino focolai di infezione e compromettano il successo degli impianti.

Tutti questi elementi insieme permettono di costruire un piano terapeutico su misura, basato su dati oggettivi e non su supposizioni. La diagnosi accurata è la base di tutto: saltare questo passaggio significa navigare a vista.

Iter consigliato: prima terapia parodontale, poi implantologia

Il percorso per arrivare agli impianti in sicurezza quando si ha una storia di parodontite grave prevede diverse fasi, ciascuna con obiettivi specifici. L’approccio sequenziale è fondamentale per ridurre il rischio di complicanze e aumentare le probabilità di successo a lungo termine.

Fase 1: Terapia causale

Questa è la fase di trattamento non chirurgico della parodontite. Comprende:

Istruzioni personalizzate di igiene orale domiciliare e sedute di igiene professionale con rimozione di placca e tartaro sopragengivale fino al raggiungimento dell’indice di placca <15%. Controllo dei fattori di rischio relativi.

Scaling e root planing (pulizie sottogengivali) per eliminare i depositi batterici e di tartaro sottogengivali

Rivalutazione parodontale di fase 1 per controllare l’indice di sanguinamento e la chiusura delle tasche parodontali

In questa fase il paziente impara a usare correttamente spazzolino, scovolini interdentali, filo interdentale, e riceve motivazione e informazioni per mantenere standard elevati di igiene orale domiciliare nel tempo. Non è solo una questione tecnica: è un vero e proprio percorso educativo che trasforma le abitudini quotidiane del paziente.

Importante: se sono presenti infezioni acute, come ascessi parodontali, queste devono essere gestite immediatamente. Nessuna chirurgia implantare può essere programmata in presenza di urgenze infettive.

La rivalutazione parodontale avviene dopo alcune settimane (in genere 6-8 settimane). Si verifica se la terapia causale ha ottenuto i risultati sperati. Questo è un momento cruciale del percorso:

– Vengono misurate nuovamente le tasche

– Si controlla la riduzione del sanguinamento gengivale

– Si valuta il miglioramento dell’igiene domiciliare

– Si verifica la stabilità clinica complessiva

Se la situazione è stabile e i parametri clinici sono migliorati in modo significativo, si può procedere alla fase successiva. Viene prescritta la CBCT per lo studio del caso clinico e la programmazione della seconda fase terapeutica se si prevedono degli impianti dentali per riabilitare la funzione masticatoria e sociale compromesse. In caso contrario, può essere necessario ripetere alcune sedute di terapia causale o modificare l’approccio. Non c’è fretta: meglio consolidare i risultati che procedere prematuramente.

Fase 2: Terapia parodontale avanzata (quando serve)

Non tutti i pazienti richiedono questa fase, ma quando indicata rappresenta un passaggio importante. Può includere:

– Interventi chirurgici resettivi (per ridurre le tasche)

– Interventi rigenerativi o meglio ricostruttivi (per tentare di recuperare osso e attacco persi)

– Correzione di difetti ossei

– Chirurgia mucogengivale per migliorare i tessuti molli

In alcuni casi, quando la perdita ossea è significativa e si prevede di inserire impianti in quella zona, possono essere necessari interventi di rigenerazione ossea guidata (GBR) o innesti ossei per ricreare volume sufficiente. Questi interventi vengono pianificati in base alla situazione specifica e alle esigenze protesiche future.

Decisione implantare: timing e pianificazione

Solo a questo punto, quando la parodontite è stabilizzata e i tessuti sono in condizioni ottimali, si può prendere la decisione implantare. Il timing è fondamentale:

– Inserire gli impianti troppo presto significa rischiare il fallimento

– Attendere troppo (senza mantenere i risultati ottenuti) può portare a una recidiva della malattia parodontale

Il piano terapeutico implanto-protesico deve essere guidato da criteri funzionali ed estetici, tenendo conto della distribuzione dei carichi masticatori e della pulibilità della protesi futura. La protesi su impianti deve essere progettata in modo da permettere al paziente di pulirla efficacemente ogni giorno: un’igiene inadeguata è la via più sicura verso complicanze infettive.

Fase 3: la terapia parodontale di supporto

I pazienti parodontali stabilizzati e a maggior quelli che si sono sottoposti all’implantologia hanno la necessità di essere aiutati dai professionisti dentali a mantenere lo stato di salute parodontale e perimplantare nel tempo. Questo obiettivo viene raggiunto attraverso la terapia parodontale di supporto, ovvero un piano personalizzato di richiami periodici. L’igienista dentale visita ogni 2, 3 o massimo 4 mesi il paziente a seconda del caso clinico. In tali occasioni si misurano l’indice di placca, le tasche parodontali e l’indice di sanguinamento. Successivamente si rivede l’utilizzo degli strumenti di igiene domiciliare personalizzati e si rimuovono i depositi di placca e tartaro che il paziente non è riuscito a controllare nei mesi precedenti alla visita prima che possano creare dei problemi. Inoltre, l’igienista dentale ha il compito di fare il punto della situazione sullo stile di vita, su abitudini dannose e sui fattori di rischio relativi per la parodontite e la perimplantite (stress, fumo e diabete).

Una volta all’anno l’odontoiatra visita il paziente per la rivalutazione di fase 3. Questo momento diagnostico ha lo scopo di controllare che la bocca rimanga in salute o di effettuare una diagnosi precoce di recidive delle malattie parodontale e/o cariosa.

Un percorso integrato

Questo percorso integrato tra parodontologia e implantologia non è un lusso, ma una necessità clinica. Trattare la parodontite e inserire gli impianti come se fossero due fasi separate e indipendenti aumenta il rischio di insuccesso.

Al contrario, un approccio coordinato permette di ottenere risultati stabili e duraturi nel tempo. Il messaggio è semplice: la fretta è cattiva consigliera, soprattutto quando si parla di salute orale.

Fattori di rischio da controllare per far durare gli impianti dopo la piorrea

Anche dopo aver inserito gli impianti con successo, il percorso non finisce. Nei pazienti che hanno sofferto di parodontite grave, esistono alcuni fattori di rischio che possono aumentare il rischio di complicanze e compromettere la durata degli impianti nel tempo. Conoscerli e gestirli è fondamentale.

Il fumo: il nemico numero uno

Il fumo è probabilmente il singolo fattore di rischio più importante per il fallimento implantare. Gli effetti del fumo sono devastanti:

– Riduce la vascolarizzazione dei tessuti, rallentando la guarigione

– Diminuisce le difese immunitarie locali

– Favorisce l’accumulo di placca batterica

– Aumenta significativamente il rischio di infezioni perimplantari

Gli studi mostrano che i fumatori hanno tassi di insuccesso implantare da 2 a 4 volte più alti rispetto ai non fumatori. Questo non è un dettaglio statistico, ma una realtà clinica concreta.

L’indicazione ideale è smettere di fumare prima dell’intervento e rimanere non fumatori a lungo termine. Se questo non è possibile, è almeno consigliabile sospendere il fumo nelle settimane immediatamente prima e dopo la chirurgia (almeno 2 settimane prima e 8 settimane dopo).

È una conversazione difficile ma necessaria: il dentista ha il dovere di essere chiaro sui rischi, e il paziente ha il diritto di fare una scelta informata.

Il diabete: l’importanza del controllo glicemico

Un diabete non compensato (con valori glicemici mal controllati) rallenta i processi di guarigione e aumenta il rischio di infezioni. Nei pazienti diabetici è fondamentale collaborare con il medico curante per ottimizzare il controllo glicemico prima dell’intervento implantare.

La buona notizia è che un diabete ben controllato (con emoglobina glicata HbA1c sotto il 7%) non rappresenta una controindicazione all’implantologia, ma richiede attenzioni maggiori e un monitoraggio più stretto. Il dialogo tra dentista e medico di base è essenziale per gestire al meglio questi pazienti.

L’igiene orale domiciliare: il pilastro del successo

È il pilastro fondamentale del successo a lungo termine. Nei pazienti con storia di parodontite, mantenere un’igiene impeccabile non è un’opzione, ma una necessità assoluta.

Gli strumenti essenziali sono:

Spazzolino (manuale o elettrico) con tecnica corretta, almeno due volte al giorno

Scovolini interdentali di dimensione adeguata, passati due volte al giorno

Filo dove gli scovolini non passano

Eventualmente idropulsore per zone più difficili da raggiungere

L’igienista dentale può fornire istruzioni personalizzate e verificare periodicamente che la tecnica sia corretta. Non basta “lavarsi i denti“: bisogna farlo nel modo giusto, dedicandoci il tempo necessario (almeno 4-5 minuti per spazzolamento).

Bruxismo e sovraccarichi occlusali

Il bruxismo (digrignamento dei denti) e i sovraccarichi occlusali possono danneggiare gli impianti nel tempo, causando problemi meccanici o favorendo la perdita ossea perimplantare.

Le soluzioni includono:

– Uso di un bite notturno per proteggere sia i denti naturali che gli impianti

– Progettazione protesica attenta, che distribuisca i carichi in modo equilibrato

– Controllo dei contatti occlusali durante i richiami periodici

Predisposizione individuale e adesione al mantenimento

La predisposizione individuale gioca un ruolo: alcuni pazienti hanno una risposta infiammatoria più accentuata o una flora batterica più aggressiva. Chi ha già sofferto di parodontite grave ha dimostrato di essere più suscettibile alle infezioni orali, e questo richiede maggiore vigilanza.

Infine, l’adesione al programma di mantenimento è il fattore determinante per il successo a lungo termine. Senza controlli regolari, anche l’impianto meglio posizionato può andare incontro a complicanze. I pazienti che saltano i richiami hanno un rischio molto più alto di sviluppare problemi.

Gestire questi fattori di rischio non significa vivere con l’ansia costante, ma essere consapevoli e responsabili. Molti di questi aspetti possono essere controllati con piccole modifiche dello stile di vita e con la collaborazione attiva tra paziente e team odontoiatrico.

Mantenimento parodontale e controlli: la vera “assicurazione” contro le complicanze

Se c’è un messaggio da portare a casa dopo tutto questo percorso, è questo: il mantenimento è altrettanto importante dell’intervento stesso. Nei pazienti con storia di parodontite e impianti dentali, i controlli regolari rappresentano la vera “assicurazione” contro la recidiva della malattia parodontale e contro lo sviluppo di complicanze.

Perché i controlli sono essenziali

La parodontite è una malattia cronica che tende a recidivare se non viene tenuta sotto controllo. Allo stesso modo, possono svilupparsi problemi attorno agli impianti anche a distanza di anni dall’inserimento, soprattutto in assenza di una corretta igiene e di un monitoraggio professionale.

I controlli permettono di intercettare i segnali precoci di infezione, quando la situazione è ancora gestibile con terapie conservative. Aspettare che i sintomi diventino evidenti significa spesso dover affrontare problemi più gravi e costosi.

È come la manutenzione di un’automobile: i tagliandi regolari prevengono i guasti, mentre chi li salta prima o poi si ritrova fermo in autostrada.

La frequenza dei richiami

La frequenza dei richiami di igiene professionale dipende dal profilo di rischio del paziente. In generale, nei pazienti con storia di parodontite si consiglia un richiamo ogni 2-3 o 4 mesi, ma questa frequenza può essere personalizzata in base a:

– Risposta individuale alla terapia parodontale

– Livello di igiene domiciliare mantenuto nel tempo

– Presenza di fattori di rischio aggiuntivi (fumo, diabete, ecc.)

– Eventuali segnali di recidiva

Durante questi appuntamenti, l’igienista dentale rimuove placca e tartaro sopragengivale sia dai denti naturali che dagli impianti. È un intervento professionale che il paziente non può replicare a casa, per quanto accurata sia la sua igiene quotidiana.

I monitoraggi clinici

Durante i controlli vengono effettuati specifici monitoraggi:

Misurazione del sanguinamento gengivale e perimplantare

Controllo della profondità di sondaggio attorno agli impianti

Verifica della presenza di placca e valutazione dell’igiene domiciliare

Controllo della stabilità protesica e dell’occlusione

Radiografie mirate per verificare i livelli di osso perimplantare

Questi controlli permettono di costruire uno “storico” del paziente e di individuare tempestivamente qualsiasi deviazione dal percorso di salute.

Segnali da non ignorare

Tra un controllo e l’altro, ci sono alcuni segnali che non vanno mai ignorati:

Sanguinamento dalla gengiva o dalla mucosa perimplantare durante lo spazzolamento

Cattivo sapore in bocca persistente

Gonfiore localizzato attorno agli impianti

Sensazione di mobilità della protesi o di singoli componenti

Se noti uno di questi segnali, è importante contattare subito Faggian Clinic senza aspettare il controllo programmato. Intervenire tempestivamente può fare la differenza tra una soluzione semplice e un problema complesso.

L’obiettivo: prevenire, non curare

L’obiettivo del mantenimento è intercettare precocemente qualsiasi segnale di infiammazione prima che evolva in problemi più gravi con perdita di osso.

La differenza è fondamentale: un’infiammazione iniziale, se trattata tempestivamente con pulizia professionale e miglioramento dell’igiene domiciliare, è completamente reversibile. Problemi più avanzati, invece, richiedono trattamenti più complessi (talvolta chirurgici) e non sempre garantiscono il recupero completo dell’osso perso.

In sintesi, il mantenimento non è un optional da considerare “se si ha tempo”, ma una parte integrante e irrinunciabile del trattamento parodontale e implantare. Senza un programma di controlli regolari, anche l’implantologia più sofisticata rischia di fallire nel tempo. Al contrario, con un’adeguata collaborazione tra paziente e professionista, è possibile mantenere impianti sani e funzionali per molti anni, anche in pazienti con storia di parodontite grave.

Parodontite grave e impianti: il tuo prossimo passo

Il messaggio chiave è chiaro: sì, gli impianti dentali sono possibili nella maggior parte dei casi, anche se hai sofferto di parodontite grave, ma una volta che la malattia è stata controllata. La parodontite deve essere trattata, stabilizzata e monitorata prima di procedere con qualsiasi intervento implantare.

Il successo dell’implantologia nei pazienti ex-parodontali si basa su quattro pilastri fondamentali: diagnosi accurata, terapia parodontale completa, pianificazione implantare attenta e programma di mantenimento regolare. Nessuno di questi può essere trascurato.

Tutto questo non sarebbe possibile senza la tua collaborazione attiva. L’igiene domiciliare quotidiana, la gestione dei fattori di rischio come fumo e diabete, e la costanza nel seguire i richiami sono elementi determinanti quanto la competenza tecnica del professionista. L’implantologia nei pazienti con parodontite è un percorso di squadra.

La parodontite grave non deve essere una condanna a rinunciare agli impianti. Con il giusto percorso clinico, la maggior parte dei pazienti può ritrovare il sorriso, la funzione masticatoria e la sicurezza perduta. La strada può essere un po’ più lunga rispetto a chi non ha mai avuto problemi parodontali, ma il traguardo è assolutamente raggiungibile.

Se stai considerando gli impianti dentali e hai una storia di parodontite grave, contatta Faggian Clinic per una valutazione personalizzata. Discuteremo insieme del tuo caso specifico e ti guideremo nel percorso terapeutico più adatto a te.

Dr. Tommaso Cappellin

Laureato con lode in odontoiatria e protesi dentaria presso l’Università degli Studi di Padova nel 2020. Durante il periodo accademico ha frequentato numerosi corsi extra curricolari di endodonzia, conservativa e parodontologia. Nel 2022 ha frequentato il corso annuale di perfezionamento in protesi dentaria tenuto dal dr. Stefano Gracis presso Dentalbrera. Nel 2024 ha portato a termine il corso di parodontologia clinica del dr. Diego Capri svoltosi al Fradeani Education.

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