Cariologia: lo studio della malattia cariosa 

2 Febbraio 2019

in I consigli del dentista, Le cose giuste

È da quando studiavo all’Università che sento usare la frase “Curare la carie” ed ora, in prima visita, incontro spesso pazienti rassegnati che mi dicono: “ Dottore, ho perso fiducia nella vostra categoria (Dentisti), perché anche se continuo a curare le carie, ogni 2-3 anni sono daccapo e continuo ad averne sempre di nuove”.

Oggi, cercherò di fare finalmente chiarezza su questo aspetto legato alla ricorrenza della carie.

Carie dentale e malattia cariosa: facciamo chiarezza

La carie o lesione cariosa è una complicanza della malattia cariosa. Quindi la malattia cariosa è – come si intuisce dal nome – quella patologia ad eziologia multifattoriale che porta alla formazione di una lesione cariosa (la carie) nel dente.

E questo cosa significa?
Significa che se si continuano a curare le lesioni cariose (le carie) con otturazioni, intarsi, corone, etc, non c’è alcuna speranza di non avere nuove lesioni cariose, perché la “terapia” è avvenuta a valle del vero problema, che invece è individuabile nella malattia cariosa.

Quindi, che cos’è effettivamente la malattia cariosa?
La malattia cariosa che colpisce il 91% della popolazione mondiale è la patologia più diffusa al mondo, la sua definizione più corretta è questa:
“La mattia cariosa è un processo patologico infettivo e trasmissibile, dove un biofilm cariogenico in presenza di condizioni orali più patologiche che protettive, provoca la demineralizzazione dei tessuti duri del dente”

Semplificando si può dire che la malattia cariosa è causata da fattori:

  • batterici
  • salivari
  • alimentari
  • farmacologici
  • comportamentali

Prevenire la carie dentale: come si cura la malattia cariosa

Quale approccio bisogna adottare per curare la malattia cariosa?
Per prima cosa, come sempre dovrebbe essere fatto, va fatta una diagnosi accurata, che però non significa solo andare alla ricerca di tutte le lesioni cariose attive presenti in bocca, ma soprattutto andare a verificare tutti quei fattori che causano delle condizioni favorenti la demineralizzazione del dente e lo sviluppo delle lesioni cariose.

La prima cosa da valutare è calcolare il DMFT, che rappresenta un indice di rischio generale di sviluppare lesioni cariose; questo prende in considerazione:

  • I denti con lesioni cariose attive ( Decayed )
  • I denti mancanti ( Missing )
  • I denti con otturazioni o terapie alternative (intarsi, corone) ( Filled )
  • L’età della persona

Il valore ottenuto inserito in un grafico, ci indica il grado di rischio generale:

 

Se il valore ottenuto si trova nell’area verde il rischio è basso, se si trova nell’area gialla il rischio è medio, se si trova nell’area rossa il rischio è alto.

Ma per capire esattamente da cosa dipende questo rischio, bisogna andare a scandagliare tutti i fattori che potenzialmente possono portare allo sviluppo delle lesioni cariose e che sono alla base della malattia cariosa.

 

 

Le domande che bisogna farci sono:

  • In bocca c’è tanta o poca placca batterica?
  • Questa placca è recente o è vecchia?
  • La placca è acida e quindi cariogena oppure no?
  • Nella placca in che quantità sono presenti i batteri responsabili delle lesioni cariose, cioè gli streptococchi mutans e i lactobacilli.
  • Quanta saliva viene prodotta, tanta o poca?
  • Questa saliva è di buona qualità (quindi fluida) o di cattiva qualità (quindi densa e appiccicosa)?
  • La saliva è acida e quindi pericolosa, o neutra e quindi buona?
  • La saliva ha potere tampone oppure no?
  • Nella dieta vengono assunti zuccheri cariogeni?
  • Con la dieta vengono assunti cibi acidi?
  • Quante volte al giorno si assume cibo e quante volte ci si lava i denti?
  • La bocca dispone di minerali (calcio, fosfato e fluoro) in quantità sufficiente per consentire una buona mineralizzazione dei denti?
  • Si assumono farmaci che contengono zuccheri o che riducono la salivazione?
  • Si adotta uno stile di vita sano, con abitudini virtuose sia per l’organismo in generale che per la bocca e i denti in particolare?
  1. Fumo? Perché il fumo oltre ad irruvidire i denti accumulando più placca, riduce la salivazione e ne riduce la capacità tampone
  2. Si assumono bevande gassate? Perché queste tendono a demineralizzare fortemente i denti
  3. Si assumono molti zuccheri liberi? Perché questi sono il carburante dei batteri cariogeni, che così producono moltissimi acidi cariogeni
  • Ci si lava i denti 3 volte al giorno?
  • Si usa il filo interdentale 2 volte al giorno?
  • Si usano antiacidi locali quotidianamente?

Questi sono alcuni tra i molti fattori da verificare ed eventualmente correggere per assicurare quel continuo processo di remineralizzazione orale, necessario affinchè i denti possano restare in salute.

Una delle ultime novità della ricerca riguarda la sostituzione dello zucchero normale (saccarosio) con l’eritritolo, un dolcificante naturale ricavato dalla betulla che ha un buon sapore, resiste alla cottura (quindi può essere usato per cucinare), non ha alcun effetto collaterale per l’uomo e, venendo assorbito dai batteri, causa un degrado tale delle loro normali funzioni da causarne la morte, svolgendo dunque una funzione battericida

Sistemi strutturati e sinergici per vincere la malattia cariosa

Per concludere, se si vuole veramente vincere la malattia cariosa, bisogna rivolgersi a professionisti che applicano in modo rigoroso le linee guida della cariologia, usando sistemi strutturati e condivisi da tutto il personale di studio, ma altrettanto importante è modificare le proprie abitudini in seguito ai risultati ottenuti dalla valutazione del rischio, perché come disse Einstein: “È insano pensare di ottenere risultati diversi, continuando a fare sempre le stesse cose!”

Buona remineralizzazione a tutti!

Autore

Allievo dei maggiori esponenti mondiali della Chirurgia Parodontale Classica, della Chirurgia Plastica Mucogengivale, della Chirurgia Implantare Avanzata, della Protesi Parodontale e della Protesi Estetica continua a frequentare numerosi corsi in Italia ed all’estero. Socio SIDP (Società Italiana di Parodontologia), socio EFP (European Federation of Periodontology), socio AIOP (Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica). Ha partecipato in qualità di relatore a congressi Nazionali di Protesi e Parodontologia.