La scoperta dell’implantologia immediata

Andrea Faggian

Andrea Faggian

La scoperta dell’implantologia immediata

Oggi parlo con i miei pazienti di implantologia immediata considerandola una pratica consolidata, ma ancora oggi questa tecnica è applicata solo nel 5% degli studi dentistici (una piccola quota di cui Faggian Clinic fa orgogliosamente parte). Questa situazione mi riporta indietro nel tempo, quando ho iniziato la mia carriera odontoiatrica.

Ho cominciato ad eseguire i miei primi interventi di implantologia osteointegrata nel 1992.
All’epoca – e purtroppo, come abbiamo visto, anche oggi – la tecnica per l’inserimento di un impianto integrato in sostituzione di un dente non salvabile consisteva in una procedura standard che prevedeva tre diversi interventi chirurgici. Un primo intervento per l’estrazione del dente, un secondo intervento per inserire l’impianto, ricoprendolo con la gengiva, e un terzo intervento per effettuare la scopertura gengivale dell’impianto (chiamata connessione), inserendo su di esso una vite di guarigione. Dopo qualche settimana può iniziare la costruzione del dente.

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Le problematiche della procedura standard di implantologia osteointegrata

Adottando questa procedura, la guarigione di gengiva e osso avviene quasi sempre con un’importante diminuzione volumetrica dell’osso alveolare: questo significa che l’osso, nei tempi di attesa tra un intervento e l’altro, si rimpicciolisce e cambia forma in assenza del dente. Questo riassorbimento osseo obbliga il dentista ad usare un impianto in titanio molto più piccolo e corto del previsto, e rende soprattutto più difficile l’inserimento dell’impianto stesso nella posizione corretta.

Dopo dieci anni di esperienza, nel lontano 2002, ero stanco di dover riscontrare che ogni volta che estraevo un dente, a “guarigione avvenuta”, mi trovavo un’esigua quantità di osso a disposizione.
Il che mi obbligava a ricostruirlo per consentirmi di mettere un impianto in titanio di adeguate dimensioni rispetto al dente da estrarre, e soprattutto nella corretta posizione verticale e vestibololinguale. Perciò decisi di provare a mettere l’impianto nella stessa seduta di estrazione del dente. Scelsi anche di non sommergerlo con la gengiva, ma di mettere direttamente la vite di guarigione. Siccome la dimensione dell’alveolo del dente estratto era maggiore del diametro dell’impianto utilizzabile, decisi di riempire lo spazio vuoto con dell’osso eterologo deantigenato.

Il primo caso di implantologia immediata: un successo incredibile

Il risultato? Un successo incredibile. La gengiva mantenne la forma identica a quella presente sul dente originale, senza cicatrici e soprattutto senza la perdita delle papille interdentali (la perdita delle papille interdentali provoca quell’antiestetico triangolino nero tra i due denti); ci fu solo un millimetro di spostamento della gengiva verso il basso ed un leggero assottigliamento in senso orizzontale. Dopo soli tre mesi costruii il dente nuovo e la somiglianza con il dente originale era notevole, non sembrava che il dente fosse stato sostituito.

Da quel momento non ho più smesso, dove possibile, di fare implantologia immediata. Dopo 12 anni i risultati sono eccellenti, ma per oggi mi fermo qui. I piccoli ma significativi miglioramenti a questa tecnica (ad oggi utilizzata, ahinoi, solo dal 5% dei dentisti) ve li racconterò in un’altra news.

Dr. Andrea Faggian

Allievo dei maggiori esponenti mondiali della Chirurgia Parodontale Classica, della Chirurgia Plastica Mucogengivale, della Chirurgia Implantare Avanzata, della Protesi Parodontale e della Protesi Estetica continua a frequentare numerosi corsi in Italia ed all’estero. Socio SIDP (Società Italiana di Parodontologia), socio EFP (European Federation of Periodontology), socio AIOP (Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica). Ha partecipato in qualità di relatore a congressi Nazionali di Protesi e Parodontologia.

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