Riassorbimento cervicale invasivo 

2 Febbraio 2019

in I consigli del dentista

Riassorbimento cervicale invasivo (RCI) è un termine clinico usato per descrivere una forma piuttosto rara, insidiosa e spesso aggressiva di riassorbimento dentale esterno che può verificarsi in qualsiasi elemento della dentizione permanente.

È caratterizzato dalla sua localizzazione cervicale e dalla natura invasiva, e questo processo di riassorbimento porta alla progressiva distruzione e perdita della struttura dentaria.

Il riassorbimento dello smalto e della dentina coronale, spesso, determina un colore rosato della corona del dente interessato e ciò è dovuto al tessuto di riassorbimento altamente vascolarizzato che diventa visibile al di sotto del sottile strato di smalto residuo.

Cause del riassorbimento cervicale invasivo

Questa patologia è stata variamente etichettata, ma in virtù della sua natura invasiva il termine più appropriato sembra quello di riassorbimento cervicale invasivo (Heithersay 1999).

Non è chiara la natura del processo e cioè se si tratta di una patologia infiammatoria attivata dai batteri presenti nel solco gengivale, oppure di un processo benigno proliferativo fibro-vascolare o, ancora, una displasia fibro-ossea in cui i batteri non hanno nessun ruolo patogenetico ma, la loro presenza, è solo il risultato di una invasione secondaria al riassorbimento.

Certo è che si attivano dal ligamento parodontale delle cellule “clastiche” che iniziano a riassorbire i tessuti duri del dente e si spingono in profondità infiltrando la corona e la radice. Perché avvenga l’infiltrazione dei tessuti dentali è necessario che ci sia un difetto sul cemento e ciò può essere all’inizio in una piccola zona vicino all’area cervicale della corona.

Si sa, con certezza, che spesso il fenomeno è preceduto – anche di anni – da situazioni subite, quali traumi dentali, terapie ortodontiche, sbiancamenti intracoronali, chirurgie maxillo-facciali e/o parodontali, scaling radicolare ecc. ecc. Questi eventi sono riconosciuti come potenziali fattori di predisposizione ma, ovviamente, nella maggior parte dei casi non portano inevitabilmente al riassorbimento cervicale invasivo e quindi il perchè in determinati soggetti possa verificarsi, depone per una probabile predisposizione genetica.

L’aspetto clinico del riassorbimento cervicale invasivo

In futuro la ricerca attraverso studi di biologia molecolare, di immunoistochimica e microbiologia, chiarirà i meccanismi che stanno alla base di questa particolare forma di riassorbimento.

L’aspetto clinico del riassorbimento cervicale invasivo è molto vario e ciò dipende dall’estensione del processo di riassorbimento. Alcuni casi si presentano con una anomala colorazione rosa della corona (vedi sopra) e nessun sintomo doloroso, altri vengono alla luce durante un esame radiologico di routine nel quale si evidenziano i particolari del riassorbimento.

Riassorbimenti multipli si possono verificare nella stessa bocca, particolarmente quando c’è stata una storia di trattamento ortodontico e quindi in questi casi uno status radiologico completo è necessario per monitorare la situazione cervicale di tutti i denti.
L’interpretazione radiologica del riassorbimento cervicale invasivo è fondamentale per la diagnosi ed il trattamento.

Il trattamento del riassorbimento cervicale invasivo

Una classificazione clinica in quattro stadi è stata sviluppata da Heithersay per inquadrare i casi anche nell’ambito di linee guida di trattamento.

La natura aggressiva di questo tipo di riassorbimento lo rende molto subdolo clinicamente a tal punto che una incompleta rimozione del tessuto di riassorbimento può in alcuni casi portare ad una recidiva anche a distanza di anni dal primo trattamento.

Scopo principale del trattamento di questa patologia è l’inattivazione di tutto il tessuto di riassorbimento e la ricostruzione del difetto risultante dal fenomeno di riassorbimento, attuando procedure varie di conservativa e/o protesica, endodonzia e/o chirurgia in modo tale che il dente possa essere conservato – ove possibile – mantenendo funzione ed estetica. Dove la situazione clinica sia talmente sfavorevole al recupero dell’elemento dentario, l’estrazione e la sua sostituzione implantare sarà il trattamento di scelta.

Autore

Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Padova nel 1983 ed è stato allievo del Dott. Gianfranco Carnevale. Perfezionato in Implantologia sotto la guida del prof. U. Consolo all’Università di Modena e Reggio Emilia ha inoltre frequentato corsi di aggiornamento e perfezionamento in chirurgia e parodontologia. Si occupa prevalentemente di conservativa, endodonzia e terapia parodontale.