L’indagine della University of California

 

13 Settembre 2018

in I consigli del dentista, Le cose giuste, News

“Livelli batterici orali materni prevedono lo sviluppo della carie nella prima infanzia”, è il titolo di una recente pubblicazione del Journal of Dental Research, nel quale i ricercatori della University of California – San Francisco riportano le conclusioni di uno studio durato 4 anni che ha coinvolto 243 coppie madre/figlio.

Ulteriori conferme arrivano dalla letteratura a supporto della trasmissione dei batteri cariogeni tra madri e figli, e di conseguenza, dell’importanza di diffondere informazioni corrette e sistemi di prevenzione che possono aiutarci a ridurre l’incidenza della carie nella prima infanzia.

L’indagine è stata condotta in questo modo: sono stati prelevati campioni batterici dentali (placca) e salivari a intervalli di 3 e 6 mesi su un campione di madri con le stesse caratteristiche socio-economiche e sui rispettivi figli allo scopo di calcolare l’incidenza della carie nei bambini. Si è potuto constatare che i livelli salivari di St. Mutans e Lactobacilli (batteri partecipi attivamente nella formazione e progressione della carie nel tempo) erano significativamente maggiori tra le madri di bambini affetti da carie rispetto ai bambini senza carie.
Nello stesso tempo, ed è la cosa più rilevante, si è dimostrato come l’incidenza della carie era due volte più alta in bambini con madri che avevano livelli più elevati di batteri. Subito dopo l’eruzione, batteri cariogeni, St. Mutans in primis, sono già riscontrabili sulla superficie dello smalto dei primi dentini da latte.

Inoltre, la tecnologia e la competenza scientifica ad oggi a nostra disposizione hanno permesso di rilevare che il patrimonio genetico dei batteri cariogeni nei bambini è lo stesso e/o comunque riconducibile a quello delle madri nella maggior parte dei casi.

La colonizzazione batterica del cavo orale

Colgo l’occasione di questo articolo per parlarvi di un concetto cruciale della malattia cariosa, ovvero la colonizzazione batterica del cavo orale.

La malattia cariosa, nonostante i livelli di prevalenza nella popolazione siano diminuiti nel corso degli ultimi 50 anni, rimane, purtroppo, un grosso problema di salute, specialmente tra popolazione scolastica nella forma di ECC – Early Chilhood Caries – ovvero carie della prima infanzia.

Rientrano all’interno di questa patologia, secondo la definizione dell’American Academy of Paediatric Dentistry (organo di riferimento per ricerca e linee guida internazionali), i bambini di età inferiore ai 6 anni che presentano una o più delle seguenti condizioni:

  • la presenza di una o più lesioni cariose, cavitate o non cavitate;
  • la mancanza di uno più denti per perdita precoce dovuta a carie (quindi denti distrutti o che è stato necessario estrarre per causa cariosa);
  • la presenza di otturazioni in uno qualsiasi dei denti della dentatura decidua (denti da latte).

Carie e bambini in età pediatrica: abitudini a rischio

In precedenti articoli abbiamo già trattato sulle cause della malattia cariosa, spiegando che ci sono dei fattori comuni ed indispensabili per l’insorgenza della carie e i motivi per cui quantità ed entità delle lesioni cariose possono essere molto variabili da individuo a individuo.

La letteratura ha ampiamente dimostrato l’esistenza di una relazione molto stretta tra la presenza di carie nella popolazione pediatrica e determinate abitudini igienico/alimentari: ad esempio lo scambio salivare (per lo più per lo scambio di posate/bicchieri, succhiotti, cibo, bevande) tra familiari magari con carie non curate, l’abitudine di addormentarsi con il biberon di bevande contenenti zuccheri (di qualsiasi tipologia) e l’utilizzo del succhiotto dolcificato.

Va da sè concludere che se l’ECC è un problema ancora presente e diffuso, parte della ragione è principalmente attribuibile alla mancata consapevolezza che queste abitudini contribuiscono a trasmettere l’infezione batterica che porta alla carie e a favorirne la progressione.

L’evento chiave che dà inizio allo sviluppo della malattia cariosa è la colonizzazione nel cavo orale del bambino del batterio Streptococco Mutans, la cui maggior riserva risiede nella bocca materna, dalla quale i bambini lo acquisiscono all’interno della finestra temporale dei primi due anni di vita.

E in che modo lo acquisiscono?

Alcuni piccoli gesti che spesso le mamme fanno con i propri piccoli possono rappresentare il momento della trasmissione dei batteri cariogeni:
pulire il ciuccio caduto a terra mettendolo nella propria bocca per poi ridarlo al bambino;
assaggiare la pappa per sentirne la temperatura e poi con lo stesso cucchiaio imboccare il piccolo,
rompere con i denti un pezzetto di frutta e poi darlo al bambino.

Se la mamma ha una bocca sana, priva di carie, priva di placca batterica e di infiammazioni gengivali, queste piccole “coccole” rappresentano gesti che non potranno pregiudicare la salute orale dei propri figli. Se oltre alla trasmissione dei germi cariogeni si associano anche abitudini alimentari favorenti la carie (aggiungo, per rendere l’idea, che anni addietro la ECC veniva definita BBS – Baby Bottle Syndrome – ovvero malattia da biberon!) e manovre di igiene orale insufficienti e/o scorrette, si arriva allo sviluppo di una flora batterica in cui le colonie di St. Mutans rappresentano anche il 30%, quota che conduce rapidissimamente alla demineralizzazione dello smalto del dente, primo step della manifestazione patologica della carie.

La carie dentale è una malattia prevenibile e la prevenzione deve iniziare nel periodo PRE-NATALE dispensando semplicissime ma preziosissime informazioni ed istruzioni comportamentali per le mamme (e anche per chi poi si prenderà cura del nascituro) e con il ripristino della salute orale delle mamme andando a ridurre i livelli di Streptococchi per ridurre il rischio del bambino di sviluppare carie della prima infanzia.

Autore

Laureata con lode in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università degli Studi di Padova nel 2012. Conseguito Master di II livello in Sedazione ed Emergenze in Odontoiatria presso l’Università degli Studi di Padova sotto la guida del Prof. G. Manani e del Prof. E. Facco. Presso la stessa Università collabora con il Prof. E. Facco in materia anestesiologica e con il Prof. S. Mazzoleni in ambito pedodontico.
Dal 2011 svolge attività di Pedodonzia presso il reparto di Pedodonzia dell’Ospedale S. Giacomo di Castelfranco Veneto.